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lunedì 16 giugno 2014

Love Receipt.

È il tuo sorriso che cerco, ogni volta che entro in questo supermercato. Non ho mai trovato il coraggio per rivolgerti la parola. Non sapevo come spiegarti che mi sono innamorato di te, nello stesso momento in cui mi hai messo in mano l’ultima confezione di Mars rimasta e mi hai detto: “No, la prego. Li prenda lei! Dovrò pure iniziare la dieta, prima o poi, no?”.
Me ne andai imbarazzato. Neanche mi piacevano i Mars! Ero solo incantato da te e dal tuo sorriso.
Ma da qualche mese non sorridi più. E ogni volta che ti vedo aggirarti triste e ammutolita per le corsie, mi pento di non averti detto niente quella volta. Forse, se fossi stato più coraggioso, oggi avrei potuto essere io la persona che ti avrebbe fatta sorridere di nuovo.

[Campagna contro l'abbandono degli scontrini del supermercato.]

martedì 29 aprile 2014

A quanti social network devi essere iscritto per farti i cazzi degli altri?

Being social, chiaramente non fa per me.

Mi sento come se fossi nell’Arena di Hunger Games. L’obiettivo non è uccidere gli altri parteciparti, ma avere una conversazione con loro, farsi notare dagli altri.
Credetemi, non ho voglia di morire in silenzio. Davvero. Ma il problema fondamentale è che quando penso ai social network, divento rabbiosa.
Dipende solo dalla mia naturale predisposizione all’isolamento? Forse. D’altra parte, una persona asociale, non è social per definizione.
Ma il fatto che siano così tanti e così simili fra di loro, proprio mi manda in bestia. Avete presente quelle scene nei film, in cui il super riccone di turno apre il suo garage e mostra all’amica da impressionare, la sua vasta e preziosissima collezione di auto?
Ecco. Quando penso a Facebook, a Twitter, a Linkedin, a Tumblr, a Youtube, a Instagram, a Pinterest… mi viene in mente esattamente quella scena lì. E penso: «Qual è il senso di avere così tante cose che svolgono esattamente la stessa funzione?». È uno spreco! Di tempo, di energie, di soldi.
Perché dovrei avere più di una macchina? Perché dovrei avere più di un social network?
Se l’obiettivo di Facebook è permettere alle persone di interagire tra di loro, e creare un luogo virtuale in cui tutti sono connessi con tutti, perché quei tutti devono iscriversi a Twitter, e tornare a connettersi tutti con tutti anche su Twitter?
Avete seguite il mio ragionamento?
Vorrei spiegarmi meglio utilizzando un esempio filosofico, ma ancora non voglio darvi l’idea precisa di quanto io odii questi odierni mezzi comunicativi.
Mi limiterò a parlarne male, senza tirare in ballo la filosofia.
Non fraintendetemi, però. Facebook è una delle prime pagine che apro quando accendo il computer, e rimane aperta per tutto il giorno, insieme al sito dei telefilm in streaming. Ma è l’unico social network che utilizzo attivamente. Lo uso per parlare con i miei amici, e per spiarne altri. Lo uso per scrivere cazzate, e per fare un po' di pubblicità al mio libro, ultimamente.
Nient’altro.
Voi per quali altri motivi usate Facebook? E per quali altri motivi usate/dovreste usare un altro social network?
Ah, dimenticavo! Ho anche Google Plus, ma mettersi a parlarne male, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
Non ho idea di come si usa twitter, e non ho cose abbastanza interessanti da fotografare, per iscrivermi ad Instagram. Io stessa non sono un soggetto particolarmente fotogenico. Sto incominciando ad odiare anche youtube, ultimamente. Nonostante all’inizio mi sembrasse un buon modo per diversificare le cose, per offrire qualcosa di nuovo. Salta fuori che il “Boyfriend Tag” l’hanno fatto anche i gatti che suonano il pianoforte. Pinterest, Tumblr, Linkedin? Ho solo una vaga idea di cosa siano, e non abbastanza sbatto per saperne di più. Sorry, guys.
Magari sto sbagliando tutto. Magari rimarrò indietro. Un processo di selezione naturale mi escluderà dalla cerchia dei più fighi. Magari la pubblicità del mio libro che farò su facebook sarà completamente inutile. Ma non capirò mai il bisogno di iscriversi a più di un social network. No, gente. Ho già abbastanza problemi a gestire il mio armadio, che offre tante possibilità, ma che alla fine si rivelano tutte uguali.
Non mi iscriverò a Twitter e non scaricherò Instagram. Non diventerò la puttana dei social network!
Sto iniziando a capire cosa voleva dire Peeta, nei primi Hunger Games. “Se proprio devo morire, voglio rimanere me stesso”.
Ok, non sto per morire, ma sostituite quelle parole con “devo espormi alla comunità social per pubblicizzare il mio lavoro”, ed ecco quello che volevo dire.
Non ho proprio voglia di morire in silenzio. Ma non ho neanche voglia di cambiare il mio modo di pensare.
Troviamo una via di mezzo, mondo. 
Facciamo il gioco dei mimi. Inizio io.

giovedì 19 dicembre 2013

A mind-blowing experience #1: Sharing a moment with a lizard.

I was there, and she was there, and we saw each other, and then, bam, we share a moment.

"Ha più paura lei di te, che tu di lei", mi dicevano sempre, quando il mio intero corpo si paralizzava alla vista di una lucertola. "Sei cento volte più grande di loro, di cosa hai paura?".
(Te lo dico io, di cosa ho paura! Hai mai visto "Visitors"?).
Comunque le dimensioni non hanno mai fatto la differenza, per me. Che fosse un cavallo, o una cimice, la sola vicinanza con queste bestie mi provoca un immediato bisogno di lavarmi. A volte riesco a gestirlo, altre volte no.
Quello che non ho mai capito, comunque, è come questi esseri potessero avere paura di me. "Cazzate!" dicevo, e poi me ne andavo, molto, molto lontano, credendo che fosse solo una scusa che usavano i miei genitori per farmi passare la fifa.
Poi successe.
Camminavo verso casa, in un giorno d'estate. E con "in un giorno d'estate" intendo: evitando i marciapiedi illuminati dal sole, perché sicuro come l'oro, che ci avrei trovato una lucertola!
Camminavo verso casa, ma poi mi distrassi, perché mia madre parlò e commisi l'errore di ascoltarla. Così, mi resi conto troppo tardi che mi trovavo sul loro territorio, un sentiero ben illuminato, proprio vicino a quelle crepe nella facciata del palazzo dove amavano rintanarsi.
E lei, la lucertola, stava proprio davanti a me, a due passi di distanza.
Fu in una frazione di secondo, che io vidi lei, e che lei vide me, ed entrambe ci immobilizzammo. Sapevo che avevo paura, per questo mi ero bloccata. Ma mi chiedevo perché anche lei stava ferma?
Capii che aveva paura esattamente quanto me. Dove dovevo andare? Cosa dovevo fare? Se mi fossi mossa, cosa sarebbe successo?
Sentii la sua voce, nel mio cervello, che mi diceva: "Calma...".
E io risposi. "Giusto!".
E lei mi disse. "É una situazione di stallo, ma possiamo risolverla!".
E io risposi. "Giusto!".
"Siamo esseri dotati di raziocinio, in fondo. Chi umano, chi animale!".
Concordai.
Allora lei mosse velocemente gli occhi, e disse: "Facciamo che io vado a destra, e tu a sinistra!".
Si pose il solito problema. "La tua sinistra, o la mia sinistra?" chiesi.
Lei sbuffò e disse. "Andiamo entrambe a destra, ok?".
Annuii.
"E facciamo in modo che non succeda mai più!" disse.
"Mai più!" promisi.
"Allora... addio!".
Ci muovemmo allo stesso momento, come ci eravamo bloccate. Lei ritornò nelle sue crepe nel muro, io continuai a camminare verso casa.
Assurdo. Avevo appena condiviso un pensiero con una lucertola.